Il dolore di perdere un idolo

Perdere un idolo suicida porta un dolore straziante e non importa se ormai sei grande e quell’idolo ha fatto parte della tua lontana adolescenza, perdendolo nel tempo, la sensazione è sempre quella di perdere un vecchio amico con cui hai fatto festa, ma ti ha anche fatto compagnia mentre piangevi immerso nel buio della tua cameretta.

La lista di idoli suicidi purtroppo viene arricchita e ora a fare compagnia a Kurt Cobain, Alexander McQueen, Marilyn Monroe, Chris Cornell, e tanti altri, abbiamo Chester Bennington dei Linkin Park.

Nel 2002 Chester con i Linkin Park cantava in “In The end”:

“…Ho provato così tanto
E sono arrivato così lontano
Ma alla fine
Non importa neanche
Dovevo cadere
Per perdere tutto
Ma alla fine
Non importa neanche…”

Si, perché non importa se sei adorato, hai fatto un successo planetario, sei ricco e desiderato, mentre tanti credono che tutto questo basti per essere felice, la verità è che non basta se dentro di te hai tanto dolore, delusioni e ferite aperte. Noi siamo come dei vasi fatti di una porcellana delicata e rara, se veniamo rotti, possiamo essere incollati, ma le venature rimangono sempre e basta veramente poco ogni volta per scomporre nuovamente il tutto.

Nel 2002 provavo a ricomporre il mio vaso e ascoltavo l’album Hybrid Theory. Vivevo in Svizzera e mi ricordo che nel bar che frequentavo avevano una specie di jukebox con video clip,  soltanto Dio sa quanti franchi svizzeri ho lasciato li rimettendo all’infinito il video  In the end, aspettando il minuto 2:16 innamorata del primo piano di Chester, sapevo fin quanti bottoni aveva (6 bottoni) la sua camicia cachi e mentre pronunciava “And for all this, there’s only one thing you should know, i’ve put my trust in you, pushed as far as I can go…” anch’io pensavo a chi mi aveva tradito, in questo mondo che non perdona e il mio cuore gridava con lui, alla fine nulla importa, solo il dolore rimane.

Il tempo è passato e il restauro che regge il mio vaso resiste, mentre il tuo, caro Chester, si è frantumato per l’ultima volta. Spero che tu abbia trovato finalmente pace e qualcuno lassù  dia una spiegazione a tutta questa sofferenza. Solo chi ha l’anima macchiata ti può capire, chi per qualche motivo ha perso il senso di appartenenza a questo mondo o semplicemente non è nato con questo senso… capita anche questo.

E io ancora una volta ho provato il dolore di perdere un idolo.

 

Suicidio indolore: ogni giorno migliaia di italiani cercano queste informazione nel Web

Attuali studi dicono che a soffrire di depressione in Italia sono più di 2 milioni di italiani e i casi di suicidio sono più di 4.000 ogni anno. La crisi economica è un fattore importante, ma la principale causa è la solitudine, l’abbandono o  da parte dello stato o degli affetti, è il fattore determinante. Basti pensare che la percentuale suicidi di donne e uomini vedovi o divorziati è molto superiore di quelli sposati.

La ricerca nel web di un suicidio indolore e rapido è cresciuto negli ultimi anni, molti cercano medicinali e dosaggi per morire dormendo, ma la maggioranza dei suicidi in Italia è rappresentata da quelli improvvisati. Tra i maschi in fase adulta il numero maggiore di suicidi è quello dell impiccagione e salto nel vuoto. Tra le donne in età adulta il principale metodo è lanciarsi nel vuoto, l’impiccagione, annegamento per le donne molto anziane e il super dosaggio di medicinali. Tra i più giovani crescono  i suicidi lanciandosi contro un mezzo in corsa, gettandosi nel vuoto o tagliandosi i polsi.

Kit suicidio indolore, il kit per morire

In rete si trovano in vendita i kit per un suicidio veloce e indolore, in genere sono siti americani e Australiani, costano dai 60 a 80 dollari, pensati idealmente per malati terminali. Ma di kit molto improvvisati se ne trovano tanti e di varie specie:

La signora 90 enne californiana Sharlotte Hydorn, dopo la morte del marito per un tumore al pancreas ha ideato un primo kit fatto da una busta di plastica da legare al collo con dei tubi collegati a una tanica di elio, costava intorno a 60 dollari e ha venduto 1600 kit in un anno.

Anche il fondatore della Australiana Exit International, una fondazione per l’eutanasia, ha messo in rete un suo kit, che aveva una base di barbiturici come il pentobarbital, che diventando di difficile reperibilita’, ha sostituito con il Nembutal messicano.

 

Decidere di morire giovani

Anche i giovani sono più depressi e cresce il numero di ragazzi che scelgono di non vivere, diventando in Europa la seconda causa di morti tra li adolescenti e la principale tra i giovanni dai 25 a 34 anni.

La causa della crescita dei suicidi giovanili è principalmente il senso di non appartenenza, il malessere esistenziale, la solitudine, soltanto dopo a questo vengono cause come la tossicodipendenza o problemi psichici. Molte volte il suicidio tra i giovani è una protesta a questo mondo sempre più freddo, ostile e ingiusto, che nega certezze basilari per una crescita serena. Può essere anche una manifestazione narcisistica, dove il suicidio viene perfino promosso nelle rete social, diventando l’esibizione e vanto del proprio malessere. L’ultima forma di diventare visibili a un mondo che sceglie di ignorarli, arricchendo il loro disagio.

Non è facile crescere in un mondo che ti sbatte in faccia tanta ricchezza e benessere, senza offrire le base per un giorno usufruirne. Un mondo che sovraccarica di collegamenti e informazioni, che ti vorrebbe osservatore e consumatore futile e privo di domande.

Tutto arricchito dalla non comunicazione, caduta delle differenze tra le generazioni, noncuranza o eccessiva rigidità dei genitori. Una generazione figlia di genitori privi di tempo e altrettanto persi nel vuoto. Genitori e società incapaci ancora di rapportasi in modo corretto a temi come identità di genere. Un mondo che impone omologazione e superficialità.

Sconfiggere la depressione e non scegliere il suicidio

 

Sconfiggere la depressione è possibile? Si, come avevo detto prima, per me la vita assomiglia a un vaso delicato in porcellana e anche dopo rotto può essere restaurato, con tanti sforzi e un continuo lavoro. Chi ha già sofferto di depressione sa che anche se abbiamo conquistato una stabilità, quel mostro come lo chiamo, resta sempre li dietro, nascosto indietro la porta,  come una persona che ci osserva dalla finestra e se dimentichiamo per sbaglio una porta aperta è subito pronto  a impadronirsi ancora di noi. Per questo non va mai dimenticato, mai fare finta che non sia esistito.

La depressione va sconfitta con l’aiuto di persone competenti, non credere che soltanto amici e familiari possano aiutarti, anzi, molte volte sono loro a contribuire e gettarti nel burrone. Vinci quando sei disposto a sedere e a parlare chiaramente con quest’altra persona che vive dentro di te e perché questa cosa avvenga nei migliori dei modi una mano esperta che ti guidi e molte volte ti regga è necessaria. Non credere che nessuno capisca veramente quello che provi e molto meno che sei tu a  conoscerti meglio di tutti. Quel mostro che vive dentro di te tantissime volte ti inganna con tranelli e ti fa guardare un specchio distorto.

Il tema del suicidio è ancora coperto da tabù e non se ne parla abbastanza, molte volte per vergogna o solitudine si può finire nel cercare aiuto e conforto da altri persone con lo stesso problemi in tanti Forum o pagine nel web, ma questo è sempre un rischio e certamente non è una soluzione. Oltre a trovare delle persone perfide disposte a approfittare dalle nostre difficoltà, il consiglio di una persona che sta vivendo il nostro stesso inferno difficilmente sarà d’aiuto.

Contatta l’associazione per la prevenzione del suicidio (link qui)  e chiedi aiuto, anche le persone che hanno perso un caro a causa di  suicidio possono trovare nell’associazione persone competenti e essere aiutate in questo momento difficile.

Dopo tanto dolore il suicidio potrà sembrare una liberazione e finalmente la conquista della felicità e libertà, ma  pensiamo veramente nel profondo, che felicità e libertà siano quelle che nascono dell’annullamento del tutto? Questa domanda mi ha fatto scegliere la vita.

Se mi vuoi scrivere io ci sono.

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