Un’amica, con un tono perplesso, mi ha detto l’altro giorno che ovunque vediamo pubblicità di lingerie plus size, come se avesse appena scoperto che a donne come me, oltre la taglia 44, possa piacere un intimo bello e sexy, non soltanto il mutandone della nonna.

Si, per troppo tempo il nostro spazio in un negozio era quello nell’angolino in fondo, quasi nello scantinato. Mentre, le taglie “normale” o “tradizionale” disponevano di un intero magazzino, invece noi, erano destinate pochissime opzioni, rigorosamente in colore scuro e fuori moda.

Ma, anche noi consumiamo, e siamo pure in tante! Quest’ovvietà, purtroppo, per troppo tempo è stata ignorata dal mercato. E oltre a noi, molte altre donne, che sono fuori dal canone estetico dittatoriale imposto dai media e che non si sentono rappresentate da questi modelli irreali, che più che farti sognare, ti amareggiano, iniziano a pronunciare la parola del momento: Rappresentatività.

PS:

Ma, voglio che sia chiaro che questo post non ha assolutamente intenzione di essere un incentivo all’obesità, bensì  un post dedicato all’accettazione di noi stessi, ricordando che esistono persone di vari biotipi nel mondo. Non siamo tutti magri e non potremo mai rientrare tutti nei canoni dettati dall’industria dell’immagine. Questo post non vuole affermare che le donne reale siano tutte plus size o curvy, ma si, che che le donne reale non sono quelle rappresentate nelle maggioranze delle campagne pubblicitarie. 

 

Body positive e la esigenza di rappresentatività

La crescita di movimenti come quello del body positive, avviene per rompere le regole degli stereotipi del corpo perfetto, e far capire che la bellezza femminile va molto oltre le misure canoniche; che non possiamo essere quelle che non siamo ed accettarsi è salutare.

Questa nuova coscienza che i biotipi sono vari e che siamo belle anche se non siamo una taglia 40, fa crescere un mercato di consumatori avidi di rappresentatività.

Il mercato pubblicitario finalmente ha messo gli “occhiali”, cosi, come molti brand che iniziano a produrre anche in taglie più grandi, specializzandosi nell’accontentare donne di vari biotipi.

Nello stesso modo va letto l’aumento delle modelle curvy incluse nelle sfilate, che prima presentavano soltanto le classiche misure. E non solo. Attualmente l’edizione simbolo del “corpo perfetto” della rivista Sports Illustrated Swimsuit Issue ha ospitato le modelle plus size Ashley Graham e Hunter McGrady, la tennista Serena Williams e la ginnasta Simone Biles. E all’interno della rivista sono presenti annunci di pubblicità del brand di lingerie plus size Lane Bryant, con la modella e attivista femminista Denise Bidot.

Si, perché questi movimenti si distaccano per una nuova visione del femminismo, quello di esibire, far vedere questi corpi per tanto tempo negati e rinnegati. Riscoprendo una nuova coscienza di se, del sesso e della femminilità.

Anche la rivista Playboy diventa strumento di rivendicazione; dal Brasile all’USA, le donne plus size invadono le pagine, dove modelle come Fluvia Lacerda o la blogger Ju Romano, espongono il loro corpo, affinché altre ragazze capiscano che possono sentirsi belle, femminili e desiderabili, anche se non indosseranno mai un jeans 36.

Racconta la blogger Ju Romano di aver accettato di posare per Playboy perché lotta “In modo che la società guardi una donna grassa come una donna normale e la consideri allo stesso modo d’ una donna magra. Un modo per raggiungere questo obiettivo si chiama rappresentanza “.

Ashley Graham
la blogger Ju Romano

La attivista femminista Denise Bidot

La pubblicità con la donna reale: Basta photoshop?

Basta Photoshop? Io sono una fotografa e so molto bene quanto si faccia uso esagerato di questo strumento, fino a arrivare a un ideale estetico impossibile. E sinceramente sono stanca, veramente stanca di cercare di convincere un cliente che la sua richiesta non corrisponde alla realtà nel più profondo senso della parola. E oggi mi trovo in una profonda crisi con il mio lavoro, causato proprio da quest’aspetto. Ma sembra che le cose inizino a cambiare ed era ora.

Molti brand iniziano a optare per modelle più reali nelle loro campagne e per l’abolizione dell’utilizzo del ritocco nei loro corpi. Il motivo? Perché le donne reali, con le loro imperfezioni, vendono di più!

Principalmente nel mercato online, ci sentiamo più sicure nel vedere donne più simili a noi, che indossano quello che dobbiamo comprare. Scegliere un abito da comprare online, indossato da una modella di 1.80 cm e 50 Kg e dover immaginare come stia a noi, comune mortali, molte volte è cosa così irreale, che ci porta sulle soglie dell’insicurezza, e questo vale per quasi tutte.

Il brand di intimo Aerie ha abolito l’utilizzo di Photoshop dal 2014, lasciando visibili smagliature e cellulite delle modelle. Nel 2015 le vendite sono salite del 26%; nel 2016 ha incluso nelle campagne la modella taglia 46 Barbie Ferreira, aumentando ancora di più il fatturato. Il marchio, che è diretto a un pubblico consumatore nelle fascia di età tra 15 a 21 anni, ha anche capito che questa è una età altamente influenzata dai media e che avere un’idea positiva di se stesse è fondamentale nella crescita. Ha quindi creato su Instagram la campagna #AerieREAL, in difesa del corpo reale.

Un altro volto del marchio è la modella Iskra Lawrence che dopo essere stata scartata da Victoria Secrets, per non rientrare nei canoni del marchio, oggi conta più di 2,5 milione di seguaci su Instagram, che ammirano una bellezza senza filtri.

Altri marchi come American Apparel o Lonely investono nella tendenza della donna reale, hanno anche loro abolito il foto-ritocco e scelto modelle con più di 60 anni, come Jacky O’Shaughnessy Mercy Brewer, perché credono che tutte le donne debbano essere rappresentate.

Iskra Lawrence
Mercy Brewer

 

 

Rompendo le barriere dello stereotipo della donna grassa e la grassofobia

L’idea dominante della donna grassa è quella della pigrona buttata sul divano, senza l’amore di sè, contribuendo in tal modo ad alimentare il fenomeno della grassofobia.

Ma questa non è l’unica realtà, esistono tantissime persone che non rientrano nei canoni del peso forma e che hanno una vita di sport e attività. E si amano anche. Magari, non hanno voglia di rinunciare al dessert, ma, neanche mangiano fast food dalla mattina alla sera.

Basta pensare alla ballerina Akira Armstrong, che ha fatto due video musicale con Beyoncé. Akira dopo aver lavorato con Beyoncé credeva che la sua carriera avesse tutto per decollare, invece ha ricevuto tante porte in faccia, poiché non rientrava nei canoni della ballerina. Così ha creato una sua compagnia, con solo ballerine fuori dai criteri estetici tradizionali, la Pretty Big Movement (movimento molto grande) che si è già esibita per più di 300.000 persone.

Casi di evidente grassofobia sono molto presenti nei media, basti pensare al caso della blogger  plus size Aarti Olivia Dubey, Instagram ha escluso una sua foto in bikini, in quanto non rispettava le direttive della comunità. Aarti ha dato battaglia, perché l’unica differenza tra lei e altre ragazze con foto simili sul social è che lei è grassa. Instagram ha reinserito la  foto, con un messaggio di scusa per lo sbaglio.Ma, come è successo a lei, è successo a molte altre ragazze plus size, quello d’avere foto escluse, dove l’evidente “trasgressione” è quella di essere grasse.

Anche quando la top model plus size Ashely Graham ha fatto coppia romantica con il cantante Joe Jonas nel video Toothbrush dei DNCE, i messaggi di offesa e perplessità per la scelta hanno invaso la rete. La top model oggi è una delle principali modelle curvy, che sono riuscite a imporsi al di fuori del mercato dei brand plus size, facendo campagne per Levi’s e copertine per riviste come Vogue, Cosmopolitan e Elle. Il suo profilo Instagram è un manifesto sull’accettazione del proprio corpo, rompendo le barriere dello stereotipo. Ha creato anche la sua collezione di costume da bagno.

Pretty Big Movement

Ecco, parliamo un po’ dell’altro proposito di questo post, parliamo di lingerie plus size.

Come dev’essere la lingerie plus size?

La lingerie plus size ha i suoi segreti per essere efficiente: il risultato di un ottimo look curvy inizia infatti proprio dall’intimo, che deve offrire conforto e la sicurezza che tutto stia nel posto giusto.

Per una buona lingerie taglia forte non basta una versione più grande di una lingerie taglia 4o o 42. Per esempio, in genere le donne plus size hanno molto seno o spalle più larghe, ed hanno quindi bisogno di sostegno,  senza che questo segni troppo l’abito.

Per esempio una buona lingerie plus size non dovrebbe avere i cerchi in plastica ma in ferro,  per evitare di rompersi. Molte potrebbero pensare che per sostenere un grande seno basti rinforzare le spalline,  invece il segreto sta nel sostegno sotto il seno rinforzato associato alle spalline più spesse. Il taglio della coppa esige più attenzione per non schiacciare il seno, e anche le laterali più spesse aiutano molto nel sostegno. Ora esistono anche i reggiseni  minimizer che diminuiscono l’effetto ottico del seno fino a due taglie.

Si potrebbe pensare che a una donna curvy possano piacere soltanto le mutande più contenitive, invece i modelli più venduti sono con la laterali più fini e regolabili con lo stesso sistema dei reggiseno, per non segnare i fianchi.

Altro esempio: le calze 7/8 da portare con reggi calze, meglio se in tulle con lycra per non segnare le cosce.

Non si deve rinunciare a nulla, ma bisogna trovare i marchi che hanno dedicato più ricerca ed innovazione a questi biotipi.

Dove trovo i marchi di lingerie curvy o plus size?

Oltre a nuovi marchi, un altro importante segnale della evoluzione del mercato dedicato alle taglie plus size è rappresentato dai grande negozi online che stano ampliando le offerte. Si possono trovare lingerie taglie forti ormai tranquillamente da  Amazon , Bonprix,  Asos, Zalando. Altri ottimi siti sono Bibaintimoshoechic.

Tra i brand italiani che si occupano delle donne curvy ci sono Vanity , Marilyn Lingerie. Un marchio internazionale particolare, oltre ad Aerie che ho già citato prima, è Von Follies della diva Dita Von Teese, che già dal 2012 si dedica anche a taglie grande, tutto con molto glamour e gusto vintage.

Anche il brand Lane Bryant, offre qualità e dedica una attenzione particolare nella comunicazione della sua filosofia. Lane Bryant ha infatti intitolato la sua ultima campagna #ImNoAngel, in contrapposizione alle Angels di Victoria Secrets.

In Brasile nascono tanti marchi dedicati alle taglie forte che crescono in fretta, tra questi, molto interessanti The Bralette BoutiqueLet It Be IntimateFor All TypesGioconda ClothingOvelha Negra.

 

 Il brand Von Follies di Dita Von Teese

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