Mentre in tv oggi assistiamo ad  innumerevoli dibattiti sulla scoperta della Nasa del nuovo sistema planetario le “sette sorelle”, se esistono altre vite e se dobbiamo avere paura di loro, ieri alla sfilata di Gucci Alessandro Michele ci raccontava di noi e tramite la scritta di Coco Capitán What are we going to do wiht all this future?“, ci richiedeva del futuro.

Una calligrafia incerta e anche sofferta che macchia la storia e il simbolo di Gucci. Coco, fotografa, pittrice e anche scrittrice, spagnola di nascita e Londinese di adozione, fa parte degli artisti di una nuova generazione con una forte ideologia, che si interrogano sull’identità, valori e hanno una visione nuova dell’estetica che, oltre a contagiare Alessandro Michele o Demna di Vetements, s’e’ manifestata sempre con più forza sulle passerelle della London Fashion week, la moda “politica”.

Gucci: Alessandro Michele e la riconferma della sua moda ideologica

 

I più “concreti” hanno visto la scelta di unire le sfilate maschile e femminile soltanto come una trovata di risparmio economico, ma quando si parla di Gucci, Alessandro Michele, con questa scelta, approfitta e sviluppa la sua visione di identità, dell’inclusione e dell’accettazione di noi stessi e della natura umana.

In questo triste presente dove Donald Trump ha anche revocato il provvedimento per cui i transgender possono usare i bagni delle scuole pubbliche in base all’identità di genere e non a quella biologica, la difesa del diritto di “essere” fa ancora più rumore.

Nelle collezione per Gucci Alessandro Michele presenta un show ideologico, dove oltre l’importanza di difendere la libertà di genere, rafforzata anche del invito in prima fila della modella Hari Nef , ci ricorda che siamo (uomini e donne), molto più simile di quello che vogliono farci credere, che il separatismo di un mondo eccessivamente rosa e del mondo virile blu, non sono altro che la deviazione di un marketing insano, che non ha fatto altro che alterarci danneggiando la visione che abbiamo di noi stessi. Leggete anche il mio articolo “Il gender fluid non è soltanto moda“.

Nelle sue collezioni  Alessandro Michele ricorda che esiste soltanto due vie d’uscita per la moda in questo momento saturo di delusioni e stanco, la moda che offre una forte ideologia di futuro e quella che offre sviluppo e tecnologia, il resto ormai non è altro che rivisitazione di vecchie storie e il ripristino di vecchi muri.

 

Street style, attivismo digitale e l’arte di strada influenzano la moda

Per due collezioni Gucci Alessandro Michele ha contato sulla collaborazione dell’artista di strada Travor “Trouble” Andrew più conosciuto come GucciGhostcosi come Vetements, Alessandro Michele ha un sguardo rivolto alla nuova subcultura nata dall’attivismo digitale. Dove prima le culture di massa erano spunto per indagare e esternare il senso comune, oggi sono stilisti come Alessandro o Demna a ispirarsi a questi artisti e chiedere di collaborare con loro.

Adesso per la collezione autunno/inverno 2017-18 di Gucci, Alessandro Michele invita la fotografa e artista visuale  Coco Capitán,  che aveva già fotografato una campagna di Gucci, a collaborare anche alla collezione, dove i pensieri dell’artista invadono o come ha detto il mio bambino, “infastidiscono” il logo del marchio.

Anche la scelta del suo casting per le sfilate e campagne, ha una profonda visione d’ innovazione dell’estetica e della rappresentazione di noi stessi. Questa è una tendenza in crescita come ho già detto nel mio articolo in cui parlavo dell’effetto Vetements.

Ecco  i profili Instagram di alcuni modelli presenti in passerella:  Zora Sicher, Alton Mason JrElibeidy Dani Martinez, Maxime SokolinskiSilvia Calderoni

 

 

 

 

 

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