Le radice della importanza della moda nella cultura afroamericana

In nessuna cultura la moda è stata simbolo di scatto sociale come quella afroamerica. La cultura afroamericana ha, nelle radice della sua storia e nell’identità delle gente, l’importanza nel presentarsi di fronte al mondo. E la religione ha avuto un ruolo primordiale, da sempre, quando si andava in chiesa bisognava avere un aspetto distinto, vestirsi in un certo modo, apparire al meglio. Il termine “abito della domenica” nasce durante lo schiavismo, quando un padrone per essere considerato un bravo cristiano, doveva garantire agli schiavi almeno un vestito elegante per andare la domenica in chiesa. E nelle chiese il coro gospel era la principale attrazione. Il gospel ha dato la luce al jazz, blues, r’b, rap, hip hop e da li nasce questa forte unione tra musica e stile, nella cultura afro-americana, la moda è il simbolo delle scatto sociale e del gruppo di appartenenza: distinguendosi tra le gang o facendo capire il quartiere di provenienza, la cultura black americana ha prodotto nuove tendenze e mistificato brand.

New york :  un’enorme passerella

Nessuna città è stata più rappresentativa di New york, un’ enorme passerella dove quartiere come Brooklyn, Harlem, Bronx, Queens disputavano tra di loro chi fosse più stiloso e influenzasse di più la massa. Nella nuova cultura HIP-Hop nasceva la regola principale del fashion:la rotture delle regole e creare identificazione.
Liberi delle regole, hanno dato il via alla creatività, colorando con spray le proprie giacche jeans e felpe, scrivendo il nome nei lati dei Jeans. Creando icone come gli Shirt Kings (i personaggi cartoon nelle T-shirt di Jeremy Scotty sono “omaggio” proprio a loro) o leggende come Dan Dapper, che campionava i loghi di Louis Vitton e Gucci e creava i suoi propri modelli, dando ascolto all’ immaginazione dei cliente e, clandestinamente, anticipando tendenze che Gucci e Luis Vitton avrebbero fatto proprie soltanto 10, 15 anni dopo.
La cultura Hip-Hop ha iconizzato abbigliamenti e Marchi, le sneakers sono diventate status symbol e le Polo di Ralph Lauren, che non erano vendute nei quartiere di periferia, per averle,bisognava andare alla Quinta Avenue( essere diventato rico) o comprarle tramite il “boosting”. Indossare certe firme ,distoglieva dall’insicurezza della propria povertà, regalando orgoglio e fierezza al proprio modo di vestire. Tommy Hilfingher agli inizi ,arrivava in quartieri come Bronx, Queens, a distrubuire vestiti, sapendo che quei ragazzi stilosi avrebbero, poi, fatto di tutto per riaverli e avrebbero creato dei trend e  “contagiato” altri giovani  fin ad arrivare ai rappers che li avrebbero indossati nei loro video su MTV o in una puntata di Bel Air, diventando tendenze mondiali.
La moda del ghetto, ha influenzato mercati, generato milioni, fatto nascere migliaia di marchi di moda urbana. Ha preso l’alta moda europea e l’ha frullata con la moda di strada. Fino ad invadere le nostre vite.
Non c’e nulla di innovativo nell’indossare le sneakers con un abito elegante e nessuna rivoluzione nelle sfilate di Jeremy Scott, nulla che non si veda in una vecchia foto dell’ Apollo Theater.

Consiglio: Vedere il documentario “Fresh Dresses

 

Blaxploitation

C’era un tempo in cui gli eroi vestivan tutti di colori sgargianti, pantaloni a zampa d’elefante, scarpe vistose…..armati fino ai denti, campioni di kung fu, fighissimi e … tutti rigorosamente black.
Il pappone super tosto di SUPERFLY, la sexy agente Cleopatra Jones, i duri a colpi d’arti marziali interpretati da Fred Williamson e Jim Kelly…..quante volte ho ammirato la bellezza di Tamara Dobson e Pam Grier, diventata musa anche di Tarantino ma, per me, eterna Foxy Brown
Che piacere veder finalmente bianchi cattivi, avidi ed incapaci presi a calcinculo da eroi differenti nel modo di vestire, nel linguaggio da strada, nell’abbigliamento… tutti così cool, sexy, nuovi …orgogliosi della loro identità.

Era un tipo di cinema magari ingenuo e che diventò, a sua volta, un pò stereotipato ma, inizialmente, molto vivo, ricco di colori, iperviolento e divertentissimo: la Blaxploitation.
Ne ho amato gli eccessi, l’esagerazione, la…fumettosità…..le musiche che ti restano in testa come il refrain di Shaft….qualcosa di irripetibile, di magico che conservo nella mia videoteca dei tesori .

Abito: Villa Park

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Questo articolo è disponibile anche in: Portoghese, Brasile Inglese

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6 comments

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Che foto meravigliose e questo abito mi fa letteralmete sognare! Baci Elisabetta

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Grazie Elisabetta!!! Un abbraccio.

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Non conoscevo la storia del vestito della domenica. E’ un post molto istruttivo. Quanto alle foto, sai che per me tu sei un’artista vera.

xoxo
http://www.bellezzefelici.blogspot.com

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Grazie Elena! Sei sempre un tesoro, grazie mille.

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E’ un post molto interessante, ho imparato nuove cose!
Le foto sono super! Bellissima la modella, look e make-up strepitosi!
Baci
Paola ♡
PollywoodbyPaolaFratus

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Grazie tesoro, un bacione!

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